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L’accademia restauro paesaggi e giardini

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La tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale concorrono a preservare la memoria della comunità nazionale e del suo territorio e a promuovere lo sviluppo della cultura

Art. 1 c.2 del D.Lgs22.01.2001,n.42 e s.m.i.

Sono soggetti alle disposizioni di questo titolo per il loro notevole interesse pubblico…. le ville, i giardini e i parchi……… che si distinguono per la loro non comune bellezza

Art.136 c.1,lettera b del D.Lgs 29.06.1939, n.1497 e s.m.i.

le bellezze panoramiche considerate come quadri e così pure quei punti di vista o di belvedere, accessibili al pubblico, dai quali si goda lo spettacolo di quelle bellezze

Art.136 c.1 ,lettera d del D.Lgs 29.06.1939, n.1497 e s.m.i.

L’ARPEG è la risposta alla sempre più pressante richiesta delle committenze pubbliche e private di professionisti altamente specializzati nel settore del ripristino,cura e valorizzazione dell’immenso patrimonio di paesaggi e giardini storici.

L’Accademia infatti è un’iniziativa unica al mondo nata per porre rimedio al notevole vuoto formativo esistente nell’ambito della preparazione dei professionisti in grado di intervenire adeguatamente sui paesaggi e giardini storici

Per troppo tempo la difesa del patrimonio storico architettonico italiano, il più consistente al mondo, è stata caratterizzata da interventi di restauro e di conservazione rivolti ai soli edifici. Tale modus operandi in non pochi casi ha comportato la perdita totale o complessiva dell’impianto vegetale originario.

L’Accademia fornisce a Architetti, Ingegneri e Botanici gli elementi di arricchimento necessari alla progettazione ed alla gestione del corretto intervento nell’ambito dei complessi procedimenti di ripristino, cura e manutenzione del verde storico, offrendo anche la possibilità di acquisire crediti formativi e professionali.

“Il giardino, al pari di ogni altra risorsa, costituisce un unicum, limitato, peribile, irripetibile, ha un proprio processo di sviluppo, una propria storia (nascita, crescita, mutazione, degrado) che riflette le società e le culture che lo hanno ideato, costruito, usato o che, comunque, sono entrate in relazione con esso.

Per quanto concerne i metodi e i modi d’intervento si richiama la piena validità della carta del restauro del 1964 e delle disposizioni del 1972 in base ai principi in esse indicati e al conseguente dibattito che ne è seguito, l’intervento di restauro dovrà rispettare il complessivo processo storico del giardino, poiché tale processo materializza l’evoluzione della struttura e delle configurazioni via via assunte nel tempo.

Pertanto ogni operazione che tendesse a privilegiare una singola fase assunta in un certo periodo storico e a ricrearla ex novo, a spese delle fasi successive, comporterebbe una sottrazione di risorse e risulterebbe riduttiva e decisamente antistorica.

L’intervento perciò dovrà identificarsi con un intervento di conservazione, e tale obiettivo dovrà essere conseguito e garantito nel tempo attraverso un processo di continua, programmata, tempestiva manutenzione.” (Carta Italiana dei Giardini Storici)

I corsi dell’Arpeg sono orientati ad avviare alla professione i futuri esperti nel recupero e nella tutela di quella particolare tipologia di bene culturale che è il patrimonio vegetale e arboreo storico. La frequentazione dell’Accademia è dunque propedeutica all’acquisizione di competenze tecnico-professionali utili al recupero, alla manutenzione, alla conservazione e alla protezione di giardini e parchi storici. L’ambito di apprendimento e di intervento è vastissimo perché comprende diverse centinaia di siti sparsi per tutto il territorio nazionale.

Il tipo di percorso formativo offerto dall’ARPEG offrirà agli allievi la possibilità di spendere la propria specializzazione anche all’estero. A partire dal Quattrocento la Villa italiana è stata un costante modello di riferimento per tutta l’Europa. Presso Copenhagen, la residenza Sofia-Amalienborg è stata ad esempio costruita in base al modello di Villa Aldobrandini di Frascati (adiacente alla sede dell’ARPEG). Lo stesso si può dire di residenze nobiliari e principesche in Germania, Austria, Polonia e Russia, dove per tutto il Settecento hanno lavorato architetti italiani.

Tutto ciò senza considerare il crescente interesse del resto del mondo – in particolare quello di imprenditori e mecenati asiatici – per un modello insuperato di equilibrio tra spazi verdi e architettura.